Salvini ha consacrato l’ignoranza della destra

Non si discute più in questo paese: si attacca. Né tantomeno si pensa ma si agisce per necessità come i primitivi. La riciclata politica di Salvini sta facendo uscire fuori tutti quei berlusconiani che per vent’anni si sono moderati, mangiandosi la lingua. Essere di destra oggi è sinonimo di ignoranza


La ventata di populismo, demagogia, qualunquismo e arroganza che ha travolto e sta travolgendo l’Italia in questo ultimo anno ha arricchito la figura politica di Matteo Salvini, che oggi appare, o meglio vorrebbe apparire e per certi aspetti ci riesce anche, come lo statista che l’Italia prima e la destra poi stavano aspettando dai tempi di Cavour. La sua straordinaria dote di attore, che lo porta ad encomiabili interpretazioni dell’italiano medio, sta ogni giorno di più regalando punti percentuali alla Lega, accrescendo la sua figura e distruggendo ogni qualsivoglia forma di discussione, confronto e analisi politica nel paese reale, portando la stessa ad essere vista ed interpretata come un gioco di toni e di ospitate. Il voto si sposta in base al numero di volte che Tizio va in tv rispetto a Caio di quell’altro partito.

Matteo Salvini rappresenta a pieno questa politica: è praticamente ovunque, riesce a farne anche tre di apparizioni al giorno e come se non bastasse, appena terminate in tv, le scarica e le posta sulla sua pagina facebook affinché si diffondano sul web.  E con non poco successo. Ad esempio il tanto discusso quanto non veritiero video delle due ragazze rom che ruberebbero 1000 euro al giorno è stato visto da oltre 11 milioni di persone. Undici milioni di italiani hanno visto Salvini ammonire (per usare un eufemismo) senza mezze misure una così barbara (pseudo) realtà. Oltre 250.000 utenti l’hanno condiviso. Il raggio di azione di quel video, la portata, ha superato la soglia dei 20 milioni. Un dato inquietante che va sempre più ad accrescere questa onda di populismo e dunque il suo consenso, alimentando odio e ignoranza in quantità industriale.

Una ricerca del consenso, la sua, che non intende, nemmeno per un secondo, mollare. Infatti, quando si trova in una trasmissione diversa da Quinta Colonna, dove tutto è permesso e allo spettatore ogni tipo di spettacolo circense è garantito, Salvini ha capito bene come comportarsi. Diversamente da come funziona da Del Debbio, nelle altre trasmissioni come Otto e Mezzo della Gruber, Servizio Pubblico o la Piazza Pulita di Formigli, l’approccio agli argomenti è un pilino diverso; si parla anche e soprattutto di politica intesa come strategia, dunque si fanno analisi, distingui, previsioni, ripescamenti di dichiarazioni e tutte quelle interpretazioni della politica che il pubblico di Salvini non gradisce particolarmente e ancor di più mettono lui in difficoltà. Perché se è lecito che Salvini parli di cooperative rosse (generalizzando alla massima potenza) è altrettanto lecito che qualcuno tolga fuori  i diamanti della Lega, il fatto che Salvini e la Lega non si siano costituiti come parte lesa nei confronti dell’ex tesoriere Belsito, la sua apertura al sud dopo vent’anni di sputi, la sua giravolta sulla moneta unica e tutta una serie di dati e fatti, più o meno datati, che il padano secessionista travestito da Garibaldi non gradisce trattare.

Come fa dunque a eludere le domande a lui non gradite? Semplice, ne pone un’altra che spesso e volentieri è recitata così: «Si va beh, è come sempre colpa della Lega. Siamo brutti, razzisti e cattivi. Ma io credo che a chi ci sta guardando interessi non pagare l’IMU agricola domani o avere un tetto e non essere più derubato in metro, piuttosto che fatti vecchi, discussioni sulla legge elettorale e su fascismo o comunismo». Ecco, qualcuno dovrebbe spiegare a Salvini che i salotti tv hanno l’arduo compito di creare opinione e di spiegare l’andazzo politico, non di cercare finte soluzioni o creare dibattito becero che non sfocia in niente di concreto. Detto in altre parole: che si parli di IMU o di legge elettorale in un salotto tv non cambia l’effetto delle due cose. Il discorso che fa Salvini avrebbe un senso se fatto in Parlamento, che ha il compito di decidere, e non in un salotto che ha il compito di spiegare e far comprendere i fatti. E’ vero che alla gente a casa interessa portare la pagnotta a tavola, ma è anche giusto raccontare a casa cose diverse dai soliti campi rom, dalle solite questioncine populiste – leghiste. Cercare di rendere un pubblico più cosciente e consapevole possibile dovrebbe essere lo scopo di un dibattito politico, piuttosto che renderlo succube dell’odio e del malcontento. La legge elettorale, per dirne una, ma l’elenco potrebbe allungarsi notevolmente, non dovrebbe avere meno rilevanza dell’IMU o della questione rom, perché il fatto che ai cittadini non interessi non è una motivazione valida oltreché non  del tutto veritiera.

Quello che non riescono a far capire a Salvini i vari presentatori della prima, seconda e terza serata, è sostanzialmente il fatto di non poter sempre e comunque fare campagna elettorale, speculando su tutto e tutti, ma confrontarsi su temi anche meno popolari al fine di creare un quadro più completo possibile. Nonostante sia difficile con un leghista. La politica si dovrebbe dividere su questioni come criminalità organizzata, questione meridionale, legge elettorale, corruzione e tutta una serie di argomenti che riescano a dare quantomeno un senso a un martedì sera davanti la tivvù. Sentire parlare di rom e «immigrati negli hotel» piace al pensionato impaurito, alla casalinga ma non a chi ha un minimo di testa e ha voglia di capirci qualcosa in più. E non perché siano argomenti poco validi o problemi inesistenti (i campi rom rappresentano l’opposto di un Paese che si dice civile e l’approccio al tema immigrazione andrebbe cambiato a tutti i livelli) ma non è accettabile che un Paese si fossilizzi per mesi attorno ai rom (che poi sono circa 40.000 quelli che vivono nei campi).

E’ evidente che questo atteggiamento va incredibilmente ad accrescere una forza populista che non pone il Paese di fronte ai reali problemi; perché è facile parlare di rom e prenderci su i voti, ma una volta distrutti i campi il problema ‘ndrangheta rimane, così come rimangono in piedi la questione meridionale e la corruzione o ancora la tanto dimenticata questione morale. Quello che rammarica (e preoccupa) è vedere la destra che incarnava Fini fuori dai giochi, e dunque una destra responsabile fuori dal dibattito che possa contrastare questo salvinismo incalzante, prossimo alla conquista del pensiero dell’elettorato di quasi tutto il cosiddetto centrodestra, a rimorchio di una cultura becera, bassa e qualunquista che pone basi solide per un drastico distacco da quella che è la realtà vera.

Sono arrivati a monotematizzare il Paese, a renderlo schiavo di argomenti inutili e stupidi. Non si riesce più a parlare senza cadere nel razzismo e nella stupidaggine, figlia di un leghismo fallimentare che oggi, con Salvini, ha trovato una corsia preferenziale. La stessa che questo paese, quello più brutto, marcio e funzionalmente analfabeta, stava aspettando da tempo. Quando c’era Silvio, la maggior parte di quei presunti moderati, sempre inclini al razzismo, al sessismo e ai principi propri del berlusconismo più disarmante e deplorevole, sognavano un giorno di potersi armare e mettere a ferro e fuoco gli accampamenti degli zingari, ma un annuncio e una battuta dell’ex Cav. riusciva a calmarli come una telecamera calma Salvini. Oggi, con l’ex comunista padano, ex (a targhe alterne) secessionista e attuale neofascista, quelli che prima erano “i moderati”, oggi stanno assaporando tutto ciò che con Silvio non hanno potuto neppure annusare. Oggi essere di destra vuol dire non essere buonisti e concludere ogni discorso col verso da cerebrolesi in voga nell’elettorato non istruito, coniato dal capo degli scemi: «RUSPA!!!!».

di Antonio Belluomo Anello
per il disfattista

Già apparso su L’Insolito il 10 – 07 – 2015

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