A proposito di fake news e politica: Casaleggio e Renzi hanno torto

Viralità e bufale: sia Renzi che Casaleggio hanno torto

 

Pubblicato su “Il Liberale*” nel giugno 2016

Dalla “Direzione Pd” di ieri oltre all’intervento di Cuperlo – utile solo a mescolare la minestra della “minoranzadem” – le frasi che hanno lasciato il segno, quelle che hanno fatto ‘discutere’ opinion leader e influecer vari, sono state due: la battuta di Enzo De Luca sulla Raggi («Bambolina imbambolata») e la citazione che Matteo Renzi ha fatto riprendendo alcune parole di Casaleggio sul rapporto che c’è tra la viralità di una notizia e la sua credibilità.

In realtà, nel suo intervento, non ha proprio riportato le frasi del cofondatore del primo partito d’Italia ma ne ha fatto un sunto un po’ troppo personalistico. D’altra parte è la sua specialità. Il premier – segretario ha sostanzialmente attribuito questa frase al fraterno amico di Beppe Grillo: «Ciò che è virale è vero». E su queste parole ha montato una sorta di allarmismo nei riguardi di quelle persone che non leggono regolarmente i giornali e seguono con poca attenzione la cosa pubblica: «Io, quando la lessi, dissi: ‘Che follia è questa!’. Non compresi allora il valore terribile di quelle parole: se prendi una cosa e inizi a ripeterla tutti insieme, diventa vero per una parte delle persone che seguono magari in maniera superficiale la politica». Praticamente ciò succede col TG1 da una vita. Continua a leggere “A proposito di fake news e politica: Casaleggio e Renzi hanno torto”

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Per me, ventiquattrenne senza tessera, i 5 Stelle sono l’unica scelta

Non rimasi affatto affascinato dal colpo grosso che misero a segno i grillini ormai circa cinque anni fa, quando di anni ne avevo 19 ed ero già senza un partito né un leader di riferimento e per l’Italia politica sembrava aprirsi un nuovo corso. Oggi meno di allora. Non mi fido, ma per me, ventiquattrenne senza tessera, sono l’unica scelta possibile. Astensione a parte, ovviamente (ma mai mi sono astenuto e mai mi asterrò dal dire la mia nell’urna).

Dei cinque stelle ne ho sempre parlato male riconoscendone però alcuni meriti: dalla coerenza iniziale che dimostravano ogni giorno (la cui assenza è, a mio avviso, il problema principale della politica contemporanea) all’importanza che hanno avuto in Parlamento in qualità di opposizione vera e non presunta. La coerenza poi è venuta meno col passare del tempo poiché è mutato, col tempo, l’animo del movimento, trasformatosi (inevitabilmente) in un partito vero e proprio (nonostante loro dicano il contrario). Dunque un altro linguaggio e, di fatto, un altro programma.

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I ‘millennials” del Pd tramortiti dal populismo interno

Sul sito della nuova Unità renziana, ovverosia Il Foglio di Cerasa e Ferrara, che oggi rappresenta ciò che rappresentava ieri l’Unità di Gramsci per il PCI e i suoi eredi, campeggia l’ennesima intervista ai venti ‘millennials’ scelti da Renzi in persona tra le tre mozioni delle ultime primarie e finiti in direzione nazionale del Pd. Ad intervistarli, tramite email e facebook, è David Allegranti, anche lui ‘millennials’ e storica firma del quotidiano romano, ormai una sorta di house organ ufficioso del Partito Democratico (del resto l’Unità vendeva meno de L’Osservatore Romano e quindi forte la necessità di un altro giornale, che in edicola arranca comunque). Il titolo è eloquente quanto preoccupante, ma non stupisce affatto: ‘Macché Berlusconi. Per i ‘millennials’ di Renzi l’avversario è il M5S’. Beh, numeri alla mano, più che l’avversario, il M5S rappresenta un incubo per il Partito Democratico, oggi apparentemente in ripresa dopo le primarie (farsa) vinte da Renzi, ma che in realtà – come ci dice anche il netto calo di partecipazione, nonostante il voto fosse aperto a chiunque – hanno evidenziato il pessimo stato di salute di un partito incapace di reagire con la forza e il coraggio delle proprie idee, perché evidentemente non più appetibili agli occhi di chi credeva che una classe dirigente opaca, ombrosa e fallimentare potesse davvero essere spazzata via da gente nuova, credibile e responsabile. Così non è stato. I vecchi arnesi, soprattutto al sud, continuano a spadroneggiare nei loro feudi che tanto comodo fanno a Renzi in tempi di elezioni; i nuovi innesti in salsa boschian – martiniana si sono dimostrati essere per nulla autonomi e in odore di conflitto d’interessi di berluschiana memoria; e cosa più grave, hanno palesato la loro irresponsabilità più marchiana (dai «se perdo smetto con la politica» di Renzi, Boschi e Carbone – ancora lì, sulle poltrone che lo stesso Renzi oggi ‘combatte’ qualunquisticamente a colpi di post su facebook come se fosse nel 2012 ai tempi di “Adesso!” – all’impossibilità di avere una legge elettorale chiara che non lasci il Paese nell’ingovernabilità come è quasi certo che accada). Continua a leggere “I ‘millennials” del Pd tramortiti dal populismo interno”